Ne avevamo tutti bisogno d'una boccata d'aria di mare. Fu una festa. Ci trovammo il giorno avanti l'altro alle diciasette in piazza dello Statuto, Pietro Derossi, Marco Garoffi, ed io, con le nostre provviste di frutte, di salsicciotti e d'ova sode: avevamo anche delle barchette di cuoio e dei bicchieri di latta. Marco portava una zucca con dentro delle erbe aromatiche; Pietro, col suo camiciotto di impiegato statale, teneva sotto il braccio una pagnotta di due chilogrammi. S'andò in omnibus fino ai campi di Mirafiori, e poi su, alla lesta, per il colle di Tenda. C'era un verde, un'ombra, un fresco! Andavamo rivoltoloni nell'erba, mettevamo il viso nei rigagnoli, saltavamo a traverso alle siepi. Pietro zufolava con il sedere, non l'avevo mai sentito zufolare. Andammo su fino al colle, e poi giù per le chine a salti, a rotoloni, fino in Costa Azzurra. Si vedeva una pianura immensa d'acqua, e tutte le montagne con le cime bianche. Passammo due giorni e mezzo di allegra spensieratezza, tra signorine che donavano l'amore e uomini color cioccolato che parlavano di un afgano! E tutti ridevamo, e continuammo così anche quando i soldi che avevamo guadagnato furono finiti. La domenica, dopo un ultimo bagno, scendemmo correndo e cantando, e camminando per lunghi tratti tutti a braccetto, e arrivammo sul Po che imbruniva, e volavano migliaia di lucciole. E non ci separammo che in piazza dello Statuto, dopo aver combinato di trovarci tutti insieme la settimana successiva. Che bel fine settimana!